XNL Piacenza Contemporanea

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XNL, UN NUOVO CENTRO PER LE ARTI CONTEMPORANEE

Posto nel cuore di Piacenza, XNL Piacenza Contemporanea è un centro culturale interamente dedicato all’arte contemporanea, sito nell’edificio Ex-Enel di proprietà della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

XNL è l’acronimo della dicitura “Ex-Enel” sotto cui l’edificio storico ha riposato negli anni successivi alla dismissione dall’ente elettrico nazionale e all’acquisizione da parte della Fondazione nei primi anni duemila. Edificato nel 1907 per ospitare uno stabilimento di cartonaggi e una litografia, fu parzialmente ristrutturato nel 1919, quando l’intero complesso passò nelle mani della Federazione italiana dei Consorzi Agrari proprio allora costituitasi a Piacenza. Il palazzo trovò in quest’occasione l’aspetto che gli vediamo oggi e che si deve al progetto dell’ingegnere e architetto reggiano Guido Tirelli, autore in Emilia di riconoscibilissimi edifici neorinascimentali e all’intervento di alcuni pittori in gran voga a quel tempo, come il piacentino Luciano Ricchetti. Sono sue le allegorie che si ammirano, dopo la ripulitura, sullo scalone del palazzo.

 

La sede della Federazione Consorzi si trasferì a Roma negli anni trenta, cedendo il palazzo alla Società elettrica Brioschi, poi Società Elettrica Emiliana, di seguito incamerata nell’Enel in seguito alla nazionalizzazione dell’energia elettrice nei primi anni sessanta. Il palazzo di via Santa Franca rimase allora sede amministrativa dell’ente fino agli anni novanta, quando fu ceduto a un fondo di investimento. Da cui, infine, nei primi anni del nuovo secolo la proprietà passava alla Fondazione di Piacenza e Vigevano.

La sequenza è significativa: stabilimento manifatturiero, consorzio agrario, azienda elettrica nazionale: tre passaggi che identificano le vocazioni del territorio piacentino: che fu ora vocazione industriale, ora agricola e agro-industriale; e infine, nel secondo dopoguerra, uno dei principali poli energetici nazionali. Che siano allora le arti la nuova vocazione della città? Difficile sostenerlo, tuttavia l’apertura del nostro centro non può rimanere un gesto senza conseguenze positive per un territorio che va anche oltre la nostra provincia. Vogliono essere infatti aree di riferimento, per noi, le provincie limitrofe prive di strutture analoghe: pensiamo a Lodi, Pavia, Alessandria, Cremona, Parma e più in là verso l’Emilia. Che la destinazione dell’edificio fosse culturale – e principalmente espositiva – non fu mai messo in discussione dagli amministratori che si sono succeduti alla guida della Fondazione. Si trattava, però, di decidere la natura particolare del “contenitore”. Perciò la sua destinazione, il suo utilizzo pubblico, sono stati oggetto di riflessione e confronto fin dal 2015, quando si tenne nella sede dell’ente un convegno nazionale che fornì numerose interpretazioni intorno alla funzione e alle qualità di un centro per l’arte e la cultura contemporanea in Italia. L’intervento di recupero sul piano funzionale fu quindi immaginato in vista di una destinazione polivalente del centro, vale a dire per ottenere spazi diversi corrispondenti a diverse espressioni delle arti: luoghi per esposizioni, spazi per convegni e proiezioni, per concerti e azioni teatrali. A una tale visione multidisciplinare e multilinguistica, per così dire olistica, della cultura contemporanea, alla cui esistenza concorrono fattori innumerevoli e differenti che non è possibile tenere a lungo separati, si è ispirato il progetto di recupero curato dal Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova e attuato, anche sul piano filologico, in stretta collaborazione con la Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici di Parma e Piacenza. Da un certo punto in poi il cantiere ha mutato forma, poiché il progetto di allestimento della mostra inaugurale doveva procedere in modo organico con il completamento del recupero architettonico, ovvero immaginando dispositivi stabili e non effimeri, grazie alla consulenza dello Studio Michele De Lucchi di Milano.

Non dobbiamo tralasciare di ricordare che una destinazione per così dire interdisciplinare risponde anche a un’esigenza di concentrazione delle forze: l’XNL, infatti, risulta baricentrico rispetto a un quadrilatero che comprende il Teatro Municipale, il Teatro dei Filodrammatici, il Conservatorio G. Nicolini, la Galleria Ricci Oddi; sul fronte sud, il complesso Santa Chiara, per il quale è allo studio una destinazione che comprenda residenze d’artista e associazioni culturali in attività, e la ex chiesa di Sant’Agostino, ora luogo di esposizione d’arte a gestione privata. Una sorta di distretto del servizio culturale di cui XNL rappresenta il “polo del contemporaneo” inteso come repertorio del tardo Novecento e di oggi.

La nascita di XNL porta a compimento un percorso lungo e tortuoso iniziato nei primi anni ottanta – quando si cominciò a immaginare la possibilità di un “centro culturale polivalente” – e passato per improvvisi arresti, cambi di programma, riprese dei progetti e nuove sospensioni, in un alternarsi di entusiasmo e delusione. Siamo tuttavia consapevoli che la realizzazione di un progetto a lungo perseguito non è un punto d’arrivo, ma la soglia di una nuova partenza: dovremo essere bravi a riempire il nuovo prestigioso “contenitore” di interessi diversi e inaspettati tra i mille che il mondo contemporaneo ci offre; e sarà vitale per il centro coinvolgere il mondo giovanile e l’universo scolastico e formativo. Sarà indispensabile spiegare la realtà contemporanea per consentire a tutti di misurarsi con i fenomeni e i linguaggi di oggi. Senza dimenticare il principio di ogni servizio culturale pubblico che deve tendere, per sua natura, all’arricchimento degli individui, delle loro conoscenze e soprattutto del loro senso critico.

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